L’area della psicologia applicata al settore del lavoro e delle organizzazioni ha come finalità la promozione di condizioni di lavoro che garantiscano il più alto grado di qualità della vita lavorativa, proteggendo la salute dei\delle lavoratori\lavoratrici, migliorando il loro benessere fisico, mentale e sociale, prevenendo malattie e infortuni. In questa ottica risulta importante saper riconoscere e Intervenire nei confronti dei disturbi legati all’attività lavorativa, come ad esempio la sindrome da burn-out (caratterizzata da sensazione di sfinimento, calo dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale, cinismo rispetto al lavoro etc..), lo stress lavoro correlato, la gestione delle dinamiche interpersonali e gerarchiche ed il lavoro sulla motivazione.

La disciplina opera anche nell’ambito dello sviluppo e della gestione psicologica delle risorse umane, e si pone come obiettivo l’acquisizione delle conoscenze e delle competenze nelle attività di gestione e di sviluppo del capitale umano all’interno di un’organizzazione di lavoro. La messa in opera di tale fine avviene tramite interventi sul cambiamento, sullo sviluppo, sul clima e sull’empowerment organizzativo, nonché sulle procedure di lavoro, sul cambiamento, sugli aspetti dinamici-relazionali e comunicativi tra dipendenti e anche sulla selezione del personale. Fornisce un’analisi dei processi e dei ruoli aziendali che prevede la revisione organizzativa, la definizione dei fabbisogni e gli interventi di psicologia della sicurezza nei luoghi di lavoro. La disciplina comprende inoltre ulteriori aspetti come la comunicazione, il marketing, la pubblicità e la programmazione di corsi di formazione, dell’analisi della motivazione, della progettazione di interventi e successiva realizzazione, con conseguenti attività di monitoraggio e follow-up.

Il centro Me.T.A.For.E, in collaborazione con Aleteia Associazione, offre:

a chi presenta malessere rispetto alla propria condizione lavorativa.
Il concetto di salute organizzativa suggerisce che le organizzazioni possano contribuire e influire direttamente sullo stato di salute dei/lle singoli/e attori/attrici che ne fanno parte, creando le condizioni per la loro sicurezza, per il soddisfacimento dei bisogni di significato e di riconoscimento e per la considerazione delle esigenze di apprendimento ed equità. La definizione dell’OMS del concetto di Salute come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale non consistente solo in un’assenza di malattia o infermità”, è stata ripresa dal D.Lgs. 81/08 quale premessa per la garanzia di una tutela dei/lle lavoratori/lavoratrici anche nei confronti dei rischi psicosociali, che hanno il potenziale di causare danni psicologici o fisici, quali, ad esempio:

lo stress lavoro-correlato, definito come una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che l’individuo non si sente in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in lui.
Il mobbing, che consiste in un insieme di condotte vessatorie, reiterate e durature, rivolte nei confronti di un/una lavoratore/lavoratrice, finalizzate a ledere la sua integrità psicofisica o ad estrometterlo dall’azienda o dall’ente in cui svolge la propria attività lavorativa.
Il burnout, che viene generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale che porta il/la lavoratore/lavoratrice ad essere meno coinvoltə, meno energicə e ad opporre più resistenza. Nei casi più gravi è accompagnato da somatizzazioni, disturbi comportamentali e abuso di sostanze.

Tali condizioni possono, sul lungo periodo, portare a conseguenze fisiologiche, psicologiche, comportamentali e psicosomatiche nei confronti dell’individuo, che si traducono in carenza prestazionale e assenteismo nei confronti dell’attività lavorativa. In questa ottica si rendono necessari interventi di supporto e accompagnamento psicologico che operano sui fattori prevalenti incentrati sia sulla persona sia sull’ambiente organizzativo, quali, ad esempio, l’ambiguità di ruolo, la pressione di ruolo e le relazioni con gli altri per quanto riguarda l’individuo. E, ad esempio, l’esposizione a rischi e pericoli, gli orari di lavoro ed il turnover, i trasferimenti obbligatori e più in generale tutto ciò che riguarda il clima e la cultura organizzativa per quanto riguarda i fattori ambientali.

Realizzazione di progetti, come ad esempio il M@C – Mediation at Consultancy Formazione, Consulenza e Mediazione Aziendale, rivolto ai\alle titolarə di Azienda, Dirigenti e Quadri di aziende, responsabili risorse umane e referenti di enti sia pubblici che privati che desiderino adottare strumenti innovativi ed efficaci sui temi inerenti l’organizzazione, la gestione di impresa e la gestione del conflitto in azienda.

Mediamente un\una manager spende un terzo del suo tempo nella gestione di conflitti interni all’organizzazione, compito al quale si aggiunge anche il periodo da dedicare alla risoluzione delle controversie extra aziendali. Il\la mediatore\mediatrice aziendale e d’impresa è un “navigatore di conflitti” che riconosce il nucleo del conflitto e ripristina la capacità di comunicare fra gli\le autori\autrici basandosi sui metodi della mediazione, della psicologia aziendale e del coaching. La mediazione aziendale ha l’obiettivo di proteggere gli esistenti rapporti commerciali e le relazioni sociali, favorendo il recupero del rapporto e instaurando nuove sinergie. E’ necessario anche addestrare il personale con l’obiettivo di contenere e risolvere i conflitti interni alla struttura aziendale per evitare di trasferire all’esterno notizie e informazioni che potrebbero ledere la reputazione aziendale.

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